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La lettera di una lettrice

A 67 anni, mia nipote mi ha detto che il mio cesto della biancheria era la cosa più brutta di casa.

Una piccola storia da Roma su uno di quegli oggetti che smettiamo di vedere, finché qualcuno non ce lo fa guardare con occhi nuovi.

Elena Conti

Elena Conti

Roma · 67 anni · Agosto 2026

Non avevo mai pensato di scrivere una cosa del genere. Non sono una giornalista, e di certo non sono il tipo di persona che dà consigli agli altri su come tenere la propria casa.

Ma qualche settimana fa tre persone diverse mi hanno chiesto la stessa cosa durante una cena.

Non del tavolo, non dei bicchieri nuovi, non delle tende.

Mi hanno chiesto del mio cesto della biancheria.

La storia, però, era iniziata prima, quando mia nipote Chiara era venuta a dormire da me.

Entrando in bagno mi ha vista spostare, quasi automaticamente, il vecchio cesto dietro la porta.

“Nonna, perché ogni volta che arriva qualcuno nascondi proprio quella cosa?”

Ho riso, ma aveva ragione.

Era un vecchio cesto di plastica beige, graffiato, leggermente storto e ormai opaco sui bordi.

Lo avevo comprato pensando che fosse una soluzione provvisoria.

Il “provvisorio” era durato quasi dieci anni.

Il vecchio cesto della biancheria
Il vecchio cesto. Funzionava ancora, ma non volevo mai lasciarlo in vista.

Come ci si abitua alle cose brutte

Ci sono oggetti che scegliamo con attenzione: una lampada, un vaso, una tovaglia.

E poi ce ne sono altri che compriamo soltanto perché “servono”.

Il cesto della biancheria, per me, apparteneva alla seconda categoria.

Così finiamo per accettare plastica rigida, reti pieghevoli che si afflosciano e colori che non avremmo mai scelto per nessun altro angolo della casa.

Non perché ci piacciano, ma perché nessuno ci ha mai fatto pensare che potesse esistere un'alternativa.

La cosa su cui mi sbagliavo

Ero convinta che un cesto dovesse essere brutto per essere pratico.

Pensavo: se è in tessuto non starà in piedi, sarà difficile da usare e finirà per perdere forma.

Poi ho scoperto i cesti trapuntati: morbidi al tatto, ma abbastanza strutturati da mantenere la forma anche quando sono vuoti.

Si possono piegare quando non servono, hanno manici resistenti e, soprattutto, non sembrano qualcosa da nascondere.

Mi è sembrata una banalità. E forse lo è.

Ma a 67 anni ho scoperto che pratico e bello non devono per forza essere due cose separate.

Quello che ho scelto io

Cercando qualcosa di meno anonimo, ho scoperto Serena Roma.

Il modello che mi ha colpita per primo è stato Corallo.

È un cesto trapuntato con un motivo ispirato al mare, pensato per sembrare parte della stanza e non un oggetto da tollerare in un angolo.

Il nuovo cesto Serena Roma appena arrivato
Il giorno in cui è arrivato. Non pensavo che un cesto potesse cambiare così tanto l'aspetto di una stanza.

Il cesto resta in piedi da solo.

I manici sono comodi anche quando il cesto è pieno e il tessuto trapuntato gli dà un aspetto molto più curato del classico contenitore di plastica.

La parte che preferisco, però, è semplicemente questa: posso lasciarlo dove sta.

Non devo più ricordarmi di spostarlo prima che suoni il campanello.

Quando sono venute le mie amiche

Adesso lo tengo in camera, vicino all'armadio.

È un posto in cui non avrei mai lasciato il vecchio cesto quando avevo ospiti.

Cesto Serena Roma in camera da letto

Durante una cena, Carla — che di solito nota solo il cibo — mi ha chiesto dove lo avessi trovato.

Poco dopo me lo ha chiesto anche mia sorella.

Chiara, invece, si è limitata a sorridere, soddisfatta di aver “risolto” il problema che lei stessa aveva fatto notare.

Non ricordo che qualcuno mi avesse mai chiesto informazioni su un cesto della biancheria.

Quella sera è successo più volte.

Cesto Serena Roma in bagno
In bagno, finalmente lasciato in vista.

Tre cose che ho capito usandolo

  1. Resta ordinato anche quando è vuoto. Non si accascia e non dà quell'impressione di disordine tipica dei cesti morbidi economici.
  2. Quando serve spazio, si piega. Posso riporlo sopra l'armadio o in un angolo senza dover trovare posto per un contenitore rigido.
  3. Se un oggetto ti piace, finisci per usarlo meglio. Sembra una sciocchezza, ma da quando è lì la biancheria finisce davvero dentro il cesto e non sulla sedia accanto.

La questione del prezzo

Questa è stata la parte su cui ho esitato di più.

Non avrei mai pensato di spendere qualcosa in più per un cesto della biancheria.

Poi ho contato quanti cesti economici avevo sostituito negli anni: uno crepato sul bordo, uno con un manico rotto, uno che non stava mai dritto.

Tutti “economici”. E tutti, prima o poi, da ricomprare.

A quel punto ho smesso di confrontarlo con il cesto più economico che potevo trovare.

Ho iniziato a confrontarlo con un oggetto che avrei voluto tenere davvero in casa.

Per me, la differenza era tutta lì.

Cosa ti direi se fossimo sedute insieme a prendere un caffè

Ti direi di guardare il cesto che hai adesso.

Non per chiederti se “funziona” — probabilmente sì — ma per chiederti se è qualcosa che hai scelto davvero o soltanto qualcosa a cui ti sei abituata.

La casa è fatta soprattutto di piccole cose che vediamo ogni giorno.

Quando una di quelle piccole cose smette di infastidirti e comincia persino a piacerti, la differenza sembra sorprendentemente grande.

Io il vecchio cesto l'ho salutato senza alcun rimpianto.

Elena

CORALLO | Cesto Armonia Costiera

CORALLO | Cesto Armonia Costiera

€137.45 €49,95
  • Tessuto trapuntato morbido ma strutturato
  • Resta in piedi da solo, pieno o vuoto
  • Manici resistenti per trasportarlo facilmente
  • Si piega quando non viene utilizzato
  • Disponibile in più misure e fantasie
  • Spedizione tracciata in Italia
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Disponibilità e prezzi possono variare in base al modello selezionato.

Nota: Elena Conti è un personaggio narrativo utilizzato per illustrare una situazione quotidiana e le caratteristiche del prodotto.

Serena Roma · Spedizione tracciata in Italia

Comunicazione pubblicitaria. Prezzi, disponibilità e condizioni sono consultabili nella pagina prodotto.